Un muscolo contratto può, nel tempo, cronicizzare e divenire meno elastico, più rigido alla palpazione e non essere più in grado di svolgere come prima la sua attività, che permetteva all'articolazione di eseguire specifici movimenti. Soprattutto in queste zone di tessuto muscolare, o nella fascia ad esso associata, possono crearsi dei punti di tensione, i trigger points. Tali punti di tensione, rischiano di provocare sia debolezza muscolare, sia un vero e proprio dolore determinando limitazioni nel movimento.

Ci possono essere due tipi di Trigger Points:
ATTIVI: provocano dolore, non solo alla palpazione.

LATENTI: sono più comuni e possono "rientrare" negli schemi di contrattura muscolare che definiscono la postura della persona. I Trigger Point latenti possono diventare attivi in modo diretto, tramite un'azione svolta in modo eccessivo, troppo ripetuto, un trauma, o in modo indiretto,quando il muscolo interessato viene lasciato in stato di accorciamento per periodi troppo prolungati.

Attraverso la palpazione si individua la rigidità localizzata nella zona prossima o corrispondente alla sede del trigger point e quindi si esegue una digitopressione. La pressione viene esercitata sul punto stesso per circa 20 secondi, poi viene seguita da manovre atte a decontrarre la parte fasciale irrigidita.